Averardo Ciriello

Averardo Ciriello

Averardo Renato Ciriello, nato a Milano il 28 maggio 1918, inizia a 17 anni a lavorare per una grande agenzia milanese di pubblicità, la I.M.A. (Idea Metodo Arte), mentre completa i suoi studi al Liceo Artistico e alla Scuola Superiore di Arte Applicata. Durante la seconda guerra mondiale viene chiamato alle armi ottenendo di essere trasferito all’Ufficio Propaganda della Marina Militare a Roma dove continua la sua attività artistica, collaborando fino alla fine del conflitto a pubblicazioni di propaganda militare quali Prore armate e Acqua salata. Rimasto a Roma, Ciriello lavora con i primi editori che, con grande sforzo, riprendono l’attività. Collabora con L’Intrepido, periodico a fumetti dei Fratelli Del Duca, sia con 68 tavole del primo episodio del dopoguerra incentrato sul celebre personaggio rosa creato da Treddi (ossia lo stesso Domenico Del Duca) “Il principe azzurro” (questo episodio con i testi di Luciana Peverelli), sia con il secondo episodio di “Giorgio Duca di Serano”, dal titolo “La freccia d’argento”.
Il terzo episodio di “La freccia d’argento” iniziato da Ciriello, sarà portato a termine da Pier Lorenzo De Vita. Disegna inoltre tavole/copertina per La Tribuna Illustrata e per riviste come La Falena e Le Nuove Grandi Firme dell’Editore Da Imera di Roma. Con vignette umoristiche, collabora al tempo stesso anche a Il Travaso, Pettirosso e Marc’Aurelio. Con copertine e illustrazioni di racconti avventurosi partecipa inoltre alla realizzazione del settimanale per ragazzi Giramondo.

 

Nello stesso periodo disegna splendide copertine per la rivista Sette, per la quale egli è altresì il creatore delle copertine con la Signorina Sette, ispirata a un modello femminile idealmente ripreso da Boccasile e Vargas . Successivamente verrà Otto, derivata dalla precedente, costretta a chiudere per i continui sequestri. Sulle stesse, non tralascia il fumetto, disegnando anche dei racconti con la tecnica della china diluita: dapprima una trasposizione di “Le memorie di Giacomo Casanova”, seguito da “Casanova farebbe così” e “Bel Ami” aggiornando ai tempi attuali il famoso personaggio di Guy de Maupassant.
Altra collaborazione è quella alla rivista Supergiallo, dove realizza sia illustrazioni interne sia 10 tavole a mezzatinta per il racconto (sceneggiato da un testo di A. Wallace) “Il dado azzurro”. E nel 1947 fa un bizzarro esperimento, trasponendo a fumetti la rivista Follie 1947, che vedeva una rutilante passerella di piccanti donnine discinte, ruotanti attorno alla personalità comica di Erminio Macario, allora famosissimo.

 

In quel periodo, viene contattato dalla Lux Film per alcuni manifesti cinematografici. E vi si rivela così abile che, dal 1948 in poi, disegnare manifesti cinematografici diventa la sua principale attività, che gli darà a lungo  ratificanti riconoscimenti. In effetti, fra gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, egli dipinge circa tremila manifesti. Ma questa attività, intensa e remunerativa, non lo distoglie né dal disegnare copertine – ad esempio, per I gialli polizieschi americani, I gialli del triangolo, I narratori americani del brivido, tutti editi a Roma – né da collaborazioni con varie riviste: Il Travaso, Marc’Aurelio, Detective, Serena, Giorni; e anche un settimanale intitolato Visioni: interessante, quanto meno, perché è l’unico (siamo negli anni Cinquanta) a dedicargli una pur breve scheda, corredata di fotografia, nel contesto di un servizio dedicato agli illustratori intitolato “Tentazioni di carta”. Tale didascalia recita quanto segue; «Milanese di nascita, è uno dei più quotati cartellonisti romani. Straordinaria la sua rassomiglianza con l’attore francese Daniel Gélin al quale chissà quante volte avrà fatto il ritratto sui manifesti. Iniziò la sua carriera come illustratore e vignettista; dopo una breve parentesi che lo vide impegnato con le copertine di un settimanale a rotocalco, ‘sfondò’ nel campo degli affissi cinematografici, raggiungendo in breve uno dei primissimi posti». Già allora, dunque era ampiamente riconosciuta la sua specifica eccellenza in questo settore.

 

Dal 1966 al 1968 Ciriello si trasferisce a Milano, per lavorare come copertinista a La Domenica del Corriere, in sostituzione di Walter Molino che aveva sospeso la sua collaborazione. È però un intervento che si interrompe dopo un breve periodo. Tornato a Roma, disegna copertine per La Tribuna Illustrata e, nel corso di vari anni, illustra anche libri per il pubblico giovanile: nella collana “Classici per ragazzi” della Casa Editrice Fratelli Fabbri esegue le illustrazioni per Ben Hur e Il principe e il povero, mentre nella serie “I capolavori per gli Anni Verdi” della Mondadori escono i suoi L’isola del tesoro e Il richiamo della foresta.

 

Negli anni Settanta ritorna a disegnare fumetti per adulti, un genere che al tempo andava per la maggiore, soprattutto con decine di testate in formato tascabile. Lavora principalmente per l’Editrice Ediperiodici, disegnando suggestive copertine per le serie intitolate Maghella e Lucifera, oltre che per Racconti Stellari, una serie della quale disegna anche cinque delle corrispondenti storie a fumetti. Infine, su testi curati da Giorgio Cavedon - ispiratosi ad Amazon, un racconto di heroïc-fantasy scritto da un estroso Gianluigi Zuddas - si è cimentato nell’illustrazione di due racconti dedicati alle Amazzoni, curando con maestria l’esito figurativo di vignetta in vignetta. Inoltre, per l’Editrice Tattilo, disegna molte copertine della rivista erotico-satirica Menelik, usando lo pseudonimo di Max Perrier. Tutto ciò, senza mai sospendere l’attività di illustratore di manifesti cinematografici.

 

Fino ai tardi anni Novanta, benché ormai in piena terza età, continua una limitata attività come illustratore. E continua ad abitare a Roma, dove in questi anni Duemila continua a dipingere per il proprio diletto, senza essere dimenticato: ancora il 22 Novembre 2003 riceve il premio Caran D’Ache “una vita per l’illustrazione”, nel contesto della manifestazione Expocartoon Mediagate Show – XXVII Salone internazionale dei comics, del film d’animazione e dell’illustrazione di Roma. Adeguata appendice di altri premi da lui avuti in passato, come per esempio, negli anni Cinquanta, i premi: “Spiga Cambellotti” 1953, per il successo complessivo dei suoi manifesti e la “Tavolozza d’Argento” per il manifesto del film Sansone e Dalila.