Fantastiche visioni di luce oltre la tecnologia di Claudia Torresani


Fantastiche visioni di luce oltre la tecnologia. 
Vedere per ri-creare. Così si potrebbe descrivere in tre parole il corpus artistico di Edvige Faini. 
Per dare vita ai propri lavori la concept artist milanese parte da un patrimonio pressoché infinito di visioni, nell’accezione letterale di capacità di vedere, per ricreare ciò che ha visto e far nascere visioni nuove, nel senso di immagini o scene straordinarie. Capaci di rivelare punti di vista fantastici. 
In questo avvicendamento il suo processo creativo non conosce soluzione di continuità. 
La sua opera di trasfigurazione si nutre di tutto - elementi della natura, opere pittoriche, fotografie, personaggi letterari, rimandi cinematografici, comics di scuole differenti, animazione, video games… - e sovrappone concettualmente ed esteticamente i campi per materializzare mondi nuovi, dove ogni elemento presente assuma una vita nuova per raccontare nuovi mondi.
In questa prospettiva generativa, la concept artist immagina il disegno come un sesto senso che supera l'insieme fenomenico intercettato dai cinque sensi. 
Vera e propria ossessione di Edivge Faini, trasversale ai suoi mondi, è la tecnologia. Le sue creazioni sono popolate di macchine, ma il dato meramente tecnico non è rilevante in sé, anche se perfettamente plausibile e filologicamente corretto. Le macchine dei suoi mondi fantastici sono quasi lucidissimi pretesti che, tramite il suo lavoro, si animano per diventare un altrove organico, funzionale a dare forza icastica alle invenzioni di cui fanno parte. I loro dettagli sono pulsanti, fiammeggianti, animati. In una parola: vivi. 
L’organicità delle macchine di Edvige Faini va oltre la compresenza di elementi artificiali e dato biologico. Tracciano con maniacale chiarezza la storia che le ha portate a essere nelle sue opere e rivelano frammenti di storie possibili, non ancora raccontate, che servono a Edvige Faini per magnificare un altro elemento principe di ciò che crea: la luce. Anche nelle opere più scure è sempre potente, come se l’artista volesse farla uscire dai segni che sembrerebbero quasi volerla trattenere. Per portarla a vincere. Osservando le sue creazioni pare quasi un elemento materico, plastico, fisico che fa di tutto per non farsi trattenere. E non è un caso, se, tra le miriadi di citazioni, anche dove sembra lontanissima, si riconosce la grandiosità del ruolo della luce in Hopper. Perché senza luce non c’è contrasto, senza luce non c’è colore, senza luce non c’è visione. E, per Edvige Faini, senza visioni, la concept art rimane mero esercizio di stile.
Questa è la sua vera forza e anche in questo l’artista oltrepassa la tecnologia. Quello che usa per creare – software, effetti, accorgimenti - non diventa mai protagonista. È solo uno strumento al servizio della magia comunicativa del segno, al servizio luce, al servizio di andare letteralmente più in là di ciò che sembra semplicemente evidente. 
Per Edvige Faini la partita con la sua straordinaria potenza generativa si gioca sempre nel superamento di questa soglia. Sia che disegni a mano libera per uno schizzo, che lo faccia al computer per il cinema o per i video games, la sua creatività è potente perché non parte mai dall’ambizione di una circoscritta originalità, ma da una straniante necessità. Di sconfinato rilancio..

Claudia Torresani
Content Curator